Smart come mia nonna

Smartphone, smart TV, smartwatch: oggi siamo attorniati da oggetti che fanno molto di più del loro analogo meno intelligente. Abbiamo smart card, smart box, perfino le droghe e le bombe sono diventate furbe (faranno meno male?). D’altra parte viviamo, o vorremmo vivere, in una smart city progettata con smart design, no? Che cosa vuol dire?

Il primo significato che viene in mente è intelligente e non si sbaglia di molto. Tuttavia l’inglese non utilizza mai l’aggettivo “intelligent” in associazione ad oggetti o cose inanimate. Per gli Anglosassoni, infatti, l’intelligenza è prerogativa degli esseri umani, mentre l’aggettivo usato per indicare oggetti che risolvono problemi è proprio “smart”. In più, in inglese “smart” significa anche bello, stiloso, alla moda, quindi aggiunge all’intelligenza un certo nonsochè per renderla ancora più attraente.

L’aggettivo fa anche pensare piccolo, agile, snello, qualcosa di così intelligente da rendersi facile da pilotare. Addirittura potremmo dire che si fa un po’ gli affari nostri, perché, con la scusa di renderci facile la vita, prende iniziative per nostro conto.

Quando devo spiegare la differenza tra intelligente e smart, mi viene in mente mia nonna Caterina. Donna piemontese nata nell’Ottocento, riferendosi a persona molto colta ma poco pratica, soleva dire: “Chila lì a lè tant inteligenta, ma nen tant fürba”. Questo giudizio  veniva espresso per descrivere una studiosa in grado di recitare a memoria la Divina Commedia, ma incapace a cuocere un uovo, così calzava particolarmente bene su alcune insegnanti di sua conoscenza. Forse la parola che più si avvicina è furbo, anzi “fürb”.

Mia nonna oggi scuoterebbe la testa di fronte a queste parole e tirerebbe avanti per la sua strada. Se ne infischierebbe del Jobs Act, ma vorrebbe sapere che i suoi numerosi figli fossero impegnati a lavorare. Non capirebbe la Stepchild Adoption, ma si prenderebbe cura di ogni bambino intorno a sé. Osservando una vicina di taglia forte non direbbe “curvy”, ma piuttosto “grasa cuma ‘na paiasa”.

Era saggia mia nonna.
Giovanna Giordano