L’educazione delle ragazze

Nei dibattiti sul divario digitale di genere mi viene spesso chiesto di dare qualche consiglio alle ragazze per aiutarle, se mai ce ne fosse ancora bisogno, a conquistare il loro posto nel mondo anche in ruoli che l’immaginario collettivo assegna ai maschi. Lo faccio con le parole di una grande informatica, Grace Hopper, eterna ragazza che incoraggiò molte ragazze ad affermare i loro valori.

Ho scelto qui di seguito alcune affermazioni celebri di Grace e le commento a modo mio.

“La programmazione e’ simile alla preparazione della cena: bisogna pianificare ed avviare le azioni affinche’ tutto sia pronto al momento del pasto”

Le donne sono abituate a tenere sotto controllo molti aspetti della vita, anche se apparentemente slegati: riescono ad occuparsi attentamente della famiglia pur avendo un lavoro impegnativo, a fare commissioni mentre vanno in palestra, perfino a far funzionare il cervello indossando scarpe coi tacchi. Le donne trascorrono giornate complicate e dense di impegni, ma alla fine riescono a far sedere intere famiglie intorno ad un tavolo per la cena, magari ordinando pizze online al momento giusto. Inoltre, le ragazze sanno sempre dove sono le cose, aprono i cassetti giusti e si raccapezzano anche nelle trousse variopinte per il trucco.

Queste capacità sono molto simili a quelle necessarie per scrivere e far funzionare programmi e, in generale, per sviluppare sistemi informativi dove occorre valutare molte variabili variamente collegate fra di loro.

Usate queste competenze per diventare brave professioniste e portate nel vostro lavoro tutte le capacità che avete acquisito nella vita personale e domestica. Se avete figli, considerate la maternità come un Master in organizzazione aziendale e fatevene vanto.

“Le donne finiscono per essere delle brave programmatrici per una ragione in particolare: sono abituate a portare a termine le cose, mentre gli uomini non lo fanno molto spesso”

I maschi, anche i migliori, lasciano molto spesso qualcosa indietro: un calzino sul pavimento, il fornello incrostato, un lavoretto che non riescono mai a completare. Anche se si sforzano, fanno fatica a portare a termine proprio tutto, mentre noi ragazze, come tante apine operose, raccogliamo, lucidiamo, corriamo a destra e a manca per terminare ogni cosa, in modo che alla fine le cose siano tutte a posto. Così operiamo a casa con figli o mariti e così facciamo al lavoro con colleghi brillanti ma incompleti.

Le cose stanno cambiando, ma il divario nelle competenze di base rimane, quindi è bene farsene una ragione e pretendere parità senza accanirsi sui dettagli, che tanto è una battaglia persa. Però, già che certi compiti ci toccano, tanto vale far sapere che li svolgiamo nel migliore dei modi e che siamo brave.

Continuate pure a portare a termine diligentemente i compiti, ma fatelo anche sapere. Lavorate seriamente come le api, ma qualche volta cantate come le cicale: l’auto affermazione unita ad un pizzico di vanto delle proprie capacità non è peccato e spesso aiuta.

“Una nave in porto e’ sicura, ma le navi non sono fatte per stare in porto. Navigate in mare aperto e fate cose nuove”

Da sempre le bambine vengono educate alla prudenza, viene loro richiesto di non scatenarsi in giochi da maschi e di mantenere un contegno rispettoso di tutto quanto – persone e cose – si trova intorno a loro. Tradizionalmente questo era un valore mirato alla conservazione della specie, che faceva sì che le femmine lavorassero per la continuità e la salvaguardia della prole, mentre ai maschi era permesso di lanciarsi in avventure di ogni genere.

Oggi il mondo è cambiato, grazie anche alla rivoluzione digitale innescata e cavalcata da molte donne, quindi  questi parametri educativi di genere possono e debbono essere adeguati. Le ragazze non hanno più motivo per restare protette al riparo della caverna, ma possono lanciarsi in avventure dove ci si fa valere non con i muscoli ma con i neuroni.

Fate le vostre esperienze con coraggio ed entusiasmo. Abbiate veramente paura di poche cose:  il lupo e il bruto, l’ISIS e l’AIDS, ma vincete la paura di fare brutta figura, di mostrarvi poco carine, di essere troppo grasse o di entrare in territori tradizionalmente maschili.

“La frase piu’ pericolosa in assoluto e’: “Abbiamo sempre fatto cosi’”

Se le donne non si fossero ribellate contestando ruoli tradizionali, indosserebbero ancora il burqa. Se avessero sempre ascoltato accettato e ripetuto i rituali delle loro antenate, non sarebbero mai arrivate nel mondo del lavoro riconosciute e rispettate.

Eppure la strada da fare è ancora lunga e il soffitto di cristallo incombe. Oggi molte ragazze eccellenti negli studi ancora non riescono ad affermarsi nelle aziende come meriterebbero e si vedono scavalcate nella carriera da maschi meno bravi di loro. Molte barriere oggettive sono state abbattute, ma restano dentro ciascuna di noi remore a superare i limiti percepiti perché “abbiamo sempre fatto così”.

Liberatevi di queste remore e fate sempre qualcosa  di diverso: mettete in discussione quelle che sembrano verità rivelate e immutabili, provate a ragionare con scarpe diverse, cambiate rossetto e punto di vista.

“E’ piu’ facile chiedere scusa che chiedere permesso”

Un mondo guidato dalle donne sarebbe certamente basato su criteri diversi, come la condivisione e la cooperazione, ma per conquistare la nostra fetta di potere dobbiamo imparare a giocare ai giochi che oggi sono dominanti, ossia quelli da maschi.

Questo implica un comportamento più assertivo, una più decisa affermazione di sé e, qualche volta, anche un calcio negli stinchi con il rischio del cartellino giallo. Pazienza. Ci sono situazioni in cui, per raggiungere un obiettivo, conviene rischiare di commettere un fallo che subirlo, senza neanche poi ricevere le dovute scuse.

Abbiate coraggio nelle vostre azioni e, quando siete convinte di qualcosa, andate avanti a combattere la vostra battaglia anche se non avete il permesso dei professori, del parroco o della mamma (tanto lei ve lo darà sempre).
Giovanna Giordano

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