Informatica e rivoluzione

Google ha portato la rivoluzione nel nostro modo di apprendere, Facebook ha rivoluzionato il nostro modo di gestire le relazioni personali, Amazon ha rivoluzionato il nostro modo di acquistare. Queste rivoluzioni sono avvenute perché hanno trovato un terreno fertile in tutti coloro che erano alla ricerca di semplificazione nei compiti quotidiani più frequenti.

La rivoluzione nella vita di tutti i giorni

Per fare davvero la rivoluzione Google, Facebook, Amazon e molti altri sono stati capaci di cambiare radicalmente il modo di operare. Hanno portato la rivoluzione nei processi che stanno alla base dell’organizzazione delle informazioni, delle reti di relazioni e della gestione delle merci. Lo hanno fatto in modo talmente profondo che ogni tanto, in tentazione di restaurazione, ci poniamo domande su dove andremo a finire.

E nella Pubblica Amministrazione?

Nella Pubblica Amministrazione italiana, invece, le procedure online spesso non semplificano affatto la vita e la burocrazia resta un mostro difficile da affrontare anche attraverso Internet. Le cause sono molte, certamente la mancanza di fondi per investimenti gioca il suo ruolo, ma più di tutto pesa la mancata rivoluzione nei processi burocratici.

Infatti, se non si fanno riforme radicali, se non si cancellano le incrostazioni burocratiche con un colpo di spugna intinta nell’acido muriatico, l’informatica da sola non può aiutare. Anzi, quando si introduce l’informatica in processi burocratici senza semplificarli, si complicano soltanto ulteriormente le cose. Tanto per fare un esempio, ottenere una carta d’identità elettronica è molto più complicato che averne una di carta.

Burocrazia e creatività

Nei processi manuali, si riesce a venire fuori dai pasticci con il buonsenso, con l’accomodamento, con la creatività nel risolvere i problemi. Questi sono tutti campi in cui noi Italiani non abbiamo rivali sul pianeta. Invece, quando i processi vengono codificati nel silicio, la creatività italica non può esprimersi, o si esprime al peggio andando a complicare oltre misura le procedure di applicazione.

Tanto per fare qualche esempio, la posta elettronica certificata, la famigerata PEC, esiste solo in Italia e in Tanzania. Infatti, gli altri Paesi non ne sentono affatto il bisogno ed usano sistemi più semplici.

Ancora, una buona idea come lo SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, che dovrebbe identificare ciascuno di noi in modo univoco, non decolla. Infatti, è poco diffuso tra gli enti stessi che dovrebbero applicarlo. Per non dire che il processo per ottenere lo SPID con autenticazioni e riconoscimenti de visu richiede caparbietà e forza di volontà non comuni.

C’è speranza?

L’informatica è rivoluzionaria: se non si ha il coraggio di fare la rivoluzione davvero, allora forse è meglio restare alla carta e alla penna.
Giovanna Giordano