I robot non prendono il caffè

Robot sempre più abili

Un algoritmo non è nient’altro che una ricetta, come quella della torta di mele. Ci sono ricette semplici, la torta di mele appunto, e ricette molto complicate come il controllo dei veicoli. Nei fenomeni che si possono descrivere con modelli matematici gli algoritmi danno il meglio di sé e superano le capacità umane. Infatti non hanno rivali nella velocità di calcolo degli integrali tripli, nelle partite a scacchi e nelle simulazioni di volo.

Oggi, in più, gli algoritmi sono in grado di apprendere dalla propria esperienza, così riescono a svolgere compiti che sembravano di esclusiva competenza umana: osservano, parlano e comprendono la voce. Non siamo lontani dal momento in cui avvertiranno il profumo della cacca o delle rose.

Quando poi gli algoritmi si sposano con la meccanica, ecco che nascono i robot, capaci di sostituire gli umani in molti lavori. Già lavorano in fabbrica e stanno entrando sempre più nelle vite domestiche: spazzolano pavimenti, cucinano, accendono luci e termosifoni. Tra poco guideranno le automobili, consegneranno pacchi, accompagneranno i bambini a scuola e serviranno a tavola.

Ma i robot prendono il caffè?

Noi tutti siamo in parte affascinati dai robot e dai modi in cui potranno aiutarci a risolvere tanti piccoli problemi della vita quotidiana, ma abbiamo anche un po’ paura. Infatti, non solo ci sentiamo controllati, ma temiamo di diventare inutili, visto che i robot possono fare molte cose meglio di noi.

Forse il terreno dove i robot non arriveranno, almeno per tanti anni, è quello scivoloso dell’errore, della debolezza e, in definitiva, della creatività.

La creatività arriva dell’incertezza, dallo sconcerto, spesso anche dalla pigrizia, tutte qualità assenti negli algoritmi che guidano l’intelligenza artificiale. Infatti, i robot possono lavorare per ore e per giorni senza stancarsi mai, non hanno mai bisogno di fermarsi per prendere un caffè. Eppure, proprio nella pausa caffè ci sono i momenti migliori in cui i colleghi si lasciano andare, si annusano e mettono le basi per inventare qualcosa di nuovo. Le idee migliori sono sempre nate intorno a un caffè o a un calcio balilla, le squadre più affiatate non possono fare a meno delle pause, né delle risate.

L’amore al tempo dei robot

Anche nella vita amorosa i robot potrebbero facilmente sostituire gli umani con performance erotiche di tutto rispetto e forse anche con corteggiamenti che oggi sono diventati molto rari tra le scimmie nude. La riproduzione artificiale, poi, darebbe frutti tecnicamente impeccabili e molti meno incidenti di percorso. Però i robot potranno mai provare le farfalle nello stomaco per uno sconosciuto o sposare la persona sbagliata? Potranno correre focosamente ai ripari perché hanno dimenticato un anniversario oppure far finta di niente quando ricevono una disattenzione?

Certamente non saranno mai capaci di scambiarsi le pantofole né di mordere la stessa bignola.
Giovanna Giordano