Ada, a che serve il calcolatore?

Questo è un dialogo immaginario sull’origine del calcolatore. La versione originale è stata scritta in inglese con il titolo.  “What is a computer for, Milady?”

1840, Ockham Park, la residenza di Lady Ada Lovelace nel Surrey, Inghilterra.
Ada Lovelace (AL) e Charles Babbage (CB) sono in biblioteca all’ora del tè dopo che Babbage è tornato dal suo viaggio a Torino.

CB- Buon pomeriggio, Lady Lovelace.

AL- Buono pomeriggio, Professor Babbage.

CB- Sono felice di rivedervi. Aspettavo con ansia questo incontro. Penso che voi ed io avremo un bel po’ di cose da dirci.

AL- Sembra che abbiate avuto un viaggio molto stimolante.

CB- E’ stato proprio così, a Torino. E voi, Ada, come state? Come va la vostra salute?

AL- Non parliamo di questo. Può interessare soltanto al mio medico.

CB- D’accordo. Allora, come ve la passate in campagna?

AL- La vita qui è abbastanza noiosa, devo ammettere. Nulla di davvero interessante così lontano da Londra, non si può nemmeno scommettere sulle corse dei cavalli.

CB- Comunque avete un bell’aspetto, sembrate molto riposata.

AL- Ho un sacco di tempo per pensare e ripensare all’argomento che sta molto a cuore a voi ed a me: il calcolatore.

CB- Molto interessante. Devo raccontarvi tutto del mio viaggio a Torino e delle persone straordinarie che ho incontrato.

AL- Non vedo l’ora di ascoltarvi, ma prima lasciate che faccia portare un’altra tazza di tè.

Un cameriere porta del tè, lady Lovelace ingoia un paio di pasticcini.
Charles Babbage espone il suo rapporto completo e dettagliato sulle molte discussioni avute con i matematici a Torino. Ada ascolta con interesse e pazienza.

CB- Che meraviglia incontrarsi con altri ricercatori che studiano gli stessi nostri argomenti, cara Ada!

Lo credo proprio (non fossi confinata qui in campagna…)

CB- I Piemontesi sono persone molto cortesi. Mi hanno invitato ai loro ricevimenti ed ho perfino visitato il Castello di Racconigi.

AL- Davvero?

CB- Ho incontrato là il Re Carlo Alberto, abbiamo discusso sulla scienza e il progresso dell’umanità: il mondo è destinato a cambiare un bel po’.

AL- Il mondo cambierà molto, caro professore, grazie al nostro calcolatore.

CB- Dovreste vedere la residenza di Racconigi: magnifica, elegante e severa al tempo stesso. Ci sono giardini vastissimi e mantenuti molto bene, per di più illuminati dal sole.

AL- Sembra che l’Inghilterra non vi sia mancata, non è vero?

CB- Beh… ogni inglese potrebbe adattarsi facilmente a vivere in Piemonte. Pensate che a metà pomeriggio, invece del tè, i Piemontesi bevono una bevanda squisita di cioccolata calda.

AL- Continuiamo con le nostre discussioni.

CB- A Torino ho raccolto molti suggerimenti su come costruire la macchina analitica, nuovi calcoli da provare.

AL- Charles, voi e i vostri amici matematici siete ossessionati dai calcoli. Non nego affatto l’importanza dei calcoli, ma un calcolatore può fare molto di più!

CB- Che cosa intendete, Ada?

AL- Vedete, la nostra macchina analitica può manipolare numeri, i numeri possono essere interpretati come simboli, quindi i numeri possono rappresentare qualcos’altro. I numeri non sono solo numeri come voi li trattate.

CB- E allora?

AL- Una macchina può fare molto di più che eseguire calcoli numerici. Un calcolatore può mostrare colori, suonare musica, consolare persone durante una giornata triste…

CB- Ada, di che cosa state parlando? Avete di nuovo preso quelle pillole di laudano?

AL- Lasciate perdere. Siete così fissato sulla vostra prima idea del calcolatore che non riuscite a vedere oltre.

CB- Cioè?

AL- Potete immaginare che cosa potrà succedere una volta che i calcolatori potranno comunicare gli uni con gli altri? Riuscite a vedere il loro potere di trasformare le nostre vite?

CB- Ma… Stavamo discutendo di come riuscire a far risolvere ad una macchina le equazioni differenziali.

AL- Certamente. La matematica è la regina delle scienze, ogni altro pensiero scaturisce dalla matematica. Ora voi dovrete cercare di insegnare alla vostra macchina a risolvere le equazioni differenziali. Lasciate che sia io ad occuparmi di ciò che verrà dopo.

CB- Così va bene.

AL- Allora, dove sono tutte le vostre note e i disegni della macchina analitica?

CB- I miei disegni occupano molto spazio, quindi sono stati riposti in un baule e spediti da Londra. Saranno consegnati qui tra alcuni giorni.

AL- Un giorno, quando i calcolatori saranno molto più veloci e connessi tra loro, non avrete bisogno di portare in giro tutte queste tonnellate di carta.

CB- Che cosa volete dire?

AL- Nulla. Avete scritto delle note mentre eravate a Torino?

CB- Veramente no, non io almeno. Tuttavia un giovane e brillante matematico torinese, Luigi Menabrea, ha scritto un opuscolo con le minute degli incontri.

AL- Molto bene. Posso vederle?

CB- Certo. Eccole.

AL- Vedo che sono scritte in francese… e voi non parlate francese.

CB- Ma voi sì, mia cara. Sarete voi a tradurre queste note in inglese, naturalmente senza dimenticarvi tutti i commenti dei quali abbiamo discusso questo pomeriggio.

AL- Quindi io farò il lavoro e voi vi prenderete il merito, vero?

CB- Non preoccupatevi, Ada. Forse questo è vero per il momento, ma tra un paio di secoli voi sarete più famosa e onorata di me.
Giovanna Giordano